Charlie Magri, Ted R. Bromund e Sandra Grossman hanno pubblicato un articolo in collaborazione sull’Harvard International Law Journal, in cui esaminano il ricorso da parte dell’INTERPOL a misure correttive nei confronti degli Stati membri che abusano dei canali dell’Organizzazione. Intitolato «Misure correttive e il problema della trasparenza all’INTERPOL», il testo sostiene che la segretezza che circonda tali misure compromette l’impegno costituzionale dell’INTERPOL alla neutralità e protegge gli Stati che commettono abusi dalla responsabilità.

L’articolo illustra il quadro delle misure correttive codificato nel Regolamento sul trattamento dei dati (RPD), che conferisce al Segretariato Generale una serie graduale di poteri di vigilanza, dal riesame di singole registrazioni alla sospensione dei diritti di trattamento di un Ufficio Centrale Nazionale. Il Segretariato Generale ha costantemente descritto questi strumenti come correttivi piuttosto che punitivi. Magri, Bromund e Grossman contestano tale interpretazione: limitare la capacità di uno Stato di utilizzare i sistemi dell’INTERPOL è una sanzione a tutti gli effetti, tranne che nel nome. Essi mettono inoltre in discussione il presupposto alla base del regime, secondo cui l’uso improprio deriva dall’ignoranza o da capacità limitate piuttosto che da un intento deliberato. Quando l’abuso è ripetuto, persistente e mirato agli oppositori del regime, è improbabile che la sola supervisione possa garantire il rispetto delle norme.

Il fulcro dell’articolo verte sull’approccio selettivo dell’INTERPOL in materia di divulgazione. Secondo quanto riferito, ad aprile 2025 almeno sei paesi erano soggetti a misure correttive, tra cui Russia, Bielorussia e Siria. La Russia e la Siria sono state citate pubblicamente. Tuttavia, in un webinar dell’ABA tenutosi nel luglio 2025, un funzionario dell’INTERPOL ha descritto un paese con un tasso di non conformità compreso tra il 30 e il 40 per cento nell’arco di sei mesi, con numerose segnalazioni rivolte ad attivisti e critici, senza però identificarne il nome. La scelta di divulgare le misure correttive per alcuni Stati mantenendo l’anonimato di altri costituisce di per sé una deviazione dalla neutralità che il meccanismo dovrebbe tutelare.

Magri, Bromund e Grossman chiedono l’istituzione di un registro pubblico degli Stati soggetti a misure correttive, la pubblicazione regolare di dati statistici e criteri trasparenti per l’imposizione e la revoca delle restrizioni. La loro conclusione è chiara: l’unico approccio veramente neutrale consiste nel trattare tutti gli Stati allo stesso modo, citandoli tutti.

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